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Avvicinarsi lentamente: una storia del divario meridionale

by Pietro Spirito

 

Andrea Ramazzotti è un giovane e brillante studioso che insegna statistica presso la London School of Economics mentre sta completando il suo Phd in storia economica. Ha scritto di recente un libro molto interessante, “Il lento avvicinamento. Popolazione, ferrovie e territorio nell’Italia contemporanea” (Rubbettino, 2021), nel quale ripercorre le fasi di un accorciamento delle distanze tra Nord e Sud del nostro Paese utilizzando, da un lato, una inedita base di dati comunali sull’evoluzione della popolazione italiana dal 1861 al 1991 e prendendo, dall’altro, in considerazione gli investimenti nelle linee ferroviarie che hanno caratterizzato la costruzione dello Stato unitario.

Mentre, nel centro nord, alla crescita delle grandi aree metropolitane ha corrisposto sin dall’inizio anche il consolidamento delle medie città, nel Mezzogiorno la classe intermedia dei centri urbani non si sviluppa per nulla, ed accanto alle due grandi agglomerazioni metropolitane di Palermo e di Napoli non si sviluppa nulla, se non un pulviscolo di piccoli centri che restano nel modello di una economia agricola latifondista incompatibile con lo schema di crescita capitalistica, che resta per lungo tratto sostanzialmente estraneo ai territori del Sud.

Nella discussione sul libro, che si è svolta nella sede della Svimez a Roma, a svolgere il ruolo di coordinatore è stato Amedeo Lepore, mentore di Andrea Ramazzotti, che ha sottolineato il percorso scientifico strutturato per coniugare l’analisi quantitativa con il rigore storiografico. Nell’incrocio tra analisi dei dati e capacità di interpretarli si trova proprio la caratteristica del giovane studioso che sta tracciando un sentiero interessante di ricerca.

L’intervento introduttivo alla discussione è stato svolto da Marco Doria, presidente della società degli storici economici, che ha sottolineato il valore metodologico del lavoro svolto in quanto mette assieme gli strumenti quantitativi di analisi con la conoscenza delle dinamiche storiche.

Adriano Giannola, presidente della Svimez, ha sottolineato che la ricchezza e la grana fine della base dei dati utilizzata nello studio potrebbe essere non solo una chiave di lettura per comprendere meglio il passato, ma anche una piattaforma per trarre alcune indicazioni sul futuro, soprattutto in un momento così decisivo come l’avvio del PNRR, che mette in campo, per la prima volta dopo il piano Marshall, un volume di risorse davvero ingente che potrebbe costituire una piattaforma per il futuro capace di riscrivere le tradizionali coordinate della società meridionale.

Angela Bergantino ha sottolineato che l’analisi di Andrea Ramazzotti consente di cogliere le fasi delle dinamiche territoriali che hanno riguardato il divario tra Nord e Sud del Paese: la lettura degli investimenti ferroviari consente, assieme alla analisi della popolazione, di individuare le dinamiche che sono state determinate dalle connessioni dei sistemi di mobilità. Ovviamente sarebbe opportuno investigare anche quello che accade nelle altre modalità di trasporto e nella maglia dei collegamenti, non guardando solo al versante delle infrastrutture.

Pietro Spirito ha sottolineato che esiste una terza dimensione che andrebbe indagata, e riguarda la qualità delle istituzioni locali, che hanno certamente giocato un ruolo determinante sul modello di sviluppo dei territori. Soprattutto nei decenni più recenti, da quando si è affermato un modello di federalismo asimmetrico ed irresponsabile, il Mezzogiorno ha conosciuto una nuova stagione di nuovo allontanamento dal resto del Paese, che si è accoppiato alla fine dell’intervento straordinario nel Sud ed all’arretramento delle imprese pubbliche.

Sergio Zoppi, una delle più autorevoli voci del meridionalismo, ha ricordato nel suo intervento il ruolo giocato nel secondo dopoguerra da un insieme di intellettuali e manager, di origine settentrionale, che hanno dedicato la loro vita alla causa della crescita industriale del Sud, da Censato a Saraceno: da quell’impegno è nato l’intervento straordinario nel Mezzogiorno. Nella sua stagione iniziale la Cassa per il Mezzogiorno ha giocato un ruolo positivo non solo per la qualità degli interventi effettuati, ma anche per il rigore del metodo e delle procedure seguite.

In conclusione, Claudio De Vincenti, Presidente di Aeroporti di Roma ed in precedenza Ministro per la coesione e lo sviluppo del Mezzogiorno, ha posto in evidenza la meticolosità ed il rigore di analisi che ha caratterizzato il lavoro di Ramazzotti. Sulle basi di questa conoscenza è possibile sviluppare ulteriori riflessioni che tornino a collocare i territori meridionali al centro di un progetto per la rinascita dell’intero Paese.

Con la riforma agraria, contestuale all’intervento straordinario, salta la vecchia cultura latifondista del Mezzogiorno, mentre una successiva precoce terziarizzazione, senza un sistema industriale radicato e ramificato e con la cessazione dell’intervento straordinario, contribuisce a generare il fenomeno del nuovo divario meridionale, che tuttora segna la lunga stagione iniziata negli anni Ottanta del secolo passato.

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