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Che sberla che ha preso il Campo Largo alle comunali di domenica e lunedì scorsi. Altro che “risultati in chiaroscuro”, come sostenuto dalla pentastellata Paola Taverna. O competitività “nel suo insieme” del campo progressista quando è unito, come dichiarato dalla Schlein. Una botta, tra sondaggi sbagliati (ad essere buoni) e propaganda elettorale un tanto al chilo.
Ma come è potuto succedere? Al referendum non aveva vinto la sinistra? No. Avevano perso i sostenitori di un quesito così pro-sistema da chiamare a raccolta i populismi di tutti i tipi e buona parte del centrosinistra. Ma ieri non si votava per la pace nel mondo o per i diritti civili, per la collocazione dell’Italia nel contesto geopolitico internazionale o per gli Stati Uniti d’Europa. Si votava per scegliere un/a signore/a che ci desse un autobus in più, una refezione scolastica decente, una via cittadina con meno buche. Magari una concessione edilizia, un permesso per un B&B, meno rumore la notte che questo accidenti di bar qua sotto non mi fa dormire. Quindi una persona radicata sul territorio. Che bussa alla porta di casa della gente per chiedere il voto. Spiegando cosa vuole farci e come pensa di riuscirci.
Poi, certo, ci sono interessi più strutturati. Per ottenere il pragmatico sostegno dei quali, però, occorre garantire un quadro politico più ampio, sinergico con altre amministrazioni locali, regionali e nazionali. Una sinergia che oggi il Campo Largo non è in grado di offrire. Semplicemente perché il Campo Largo non esiste: nessun programma comune, posizioni discordanti in politica estera ed economica, disaccordo sulla scelta del leader.
Quindi, il centrodestra conquista Reggio Calabria al primo turno e tiene Venezia malgrado le previsioni. E il centrosinistra non vince neanche a Salerno. Lì ha vinto De Luca. Senza il simbolo del Pd e contro il candidato 5Stelle. Salerno è sua da sempre, anche quando non è sindaco per eccesso di mandati.
Se il Pd non mette insieme le proprie correnti interne, se non chiarisce con i 5Stelle chi comanda e se non fa uno straccio di programma concreto, per citare la Meloni, “lo rimandiamo a domani”.
