Home Calcistica Ennesimo affondo della magistratura nel calcio, ora tocca a Bari/Napoli

Ennesimo affondo della magistratura nel calcio, ora tocca a Bari/Napoli

frutto della compiacenza del “sistema calcio”

by avv. Fabio Siani
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Le inchieste giudiziarie susseguitesi negli ultimi anni hanno prodotto poco, per non dire niente, risoltesi, nella gran parte dei casi, con archiviazioni ovvero con assoluzioni degli imputati a vario titolo coinvolti, fatta eccezione per “calciopoli”, conclusasi con pene severe nei confronti dei dirigenti della Juventus e per la stessa squadra che, sul piano sportivo, ha subìto la revoca di due scudetti e la retrocessione nella serie cadetta.  

Dopo Juventus, Inter e Chievo Verona, solo per ricordare alcune squadre, è toccato al Bari.

Nel corso degli ultimi anni abbiamo appreso di altri procedimenti che hanno coinvolto diversi calciatori di serie A del calibro di Sandro Tonali e Nicolò Fagioli, che hanno concordato un patteggiamento e subìto una sospensione dalla giustizia sportiva per aver scommesso illegalmente su alcune gare di calcio mentre altri due calciatori, Zaniolo e Florenzi, anch’essi nel giro della Nazionale, sono stati assolti per aver già chiuso i conti con la giustizia ordinaria in un precedente procedimento. 

A rischio di apparire retorico ritengo che l’ultima indagine è la conferma che il calcio di una volta, quello del campo, non esiste più. Probabilmente hanno ragione gli ultrà quando manifestano con grande determinazione il loro disappunto verso il calcio moderno, fatto di pay-tv, plusvalenze, minusvalenze, falsi in bilancio, fideiussioni e tutto quanto gira intorno al mondo della finanza.

Ad onor del vero confesso che sempre più spesso mi capita di essere sopraffatto dalla voglia di non seguire più le partite del massimo campionato ma, fortunatamente o sfortunatamente a seconda dei punti di vista, la passione mi induce a non mollare la presa, a non darla vinta agli ideatori del calcio moderno. Non sempre, però, il cuore, l’entusiasmo e la passione verso questo sport riescono a sopperire alla mancanza di protagonismo del campo che oramai è passato in seconda linea.   

Ma veniamo al tema del giorno, all’ inchiesta che la Procura delle Repubblica presso il Tribunale di Bari sta conducendo nei confronti della società di calcio della città, che ha portato la Guardia di Finanza ad effettuare diverse perquisizioni presso la sede legale della SSC Bari, del calcio Napoli e della Filmauro, cassaforte della famiglia De Laurentis, proprietaria delle quote di maggioranza delle due società calcistiche.  

Secondo quanto si legge sui quotidiani e sui vari siti, pare che tutto sia partito da una denuncia relativa alla cessione del portiere Caprile alla Società Sportiva Calcio Napoli risalante al 2022. Gli inquirenti ipotizzano a carico di Luigi e Aurelio De Laurentis i reati di falso in bilancio e tre ipotesi di bancarotta fraudolenta impropria per aver il Bari Calcio ceduto, rectius svenduto, il calciatore Caprile al Napoli accontentandosi di 2,2 milioni di euro, calciatore poi rivenduto dopo un anno dal Napoli al Cagliari per 8 milioni di euro, in un contesto particolarmente critico per le casse della società pugliese.

In buona sostanza, secondo la prospettazione della magistratura inquirente, la famiglia De Laurentis, in una situazione già compromessa sul piano economico, avrebbe attuato comportamenti dolosi, tali da aggravare il dissesto finanziario del Bari calcio, ipotesi disciplinata dall’art. 322 del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza. Dunque, sempre secondo le accuse, i De Laurentis, con atti preordinati, pur coscienti dello stato di insolvenza dell’azienda, avrebbero deliberatamente deciso di danneggiare i creditori ovvero occultare la reale situazione finanziaria. Quella appena tracciata è una figura di raccordo tra il diritto penale concorsuale e il diritto penale societario. Con tale autonomo titolo delittuoso il legislatore ha equiparato, sul piano sanzionatorio, alla bancarotta fraudolenta la commissione di una serie di illeciti penalsocietari seguiti dal fallimento ovvero dalla liquidazione giudiziale della società.

Da quanto si apprende dalla stampa, la Procura, all’esito delle indagini, oltre ad aver iscritto Aurelio e Luigi De Laurentis nel libro degli indagati, ritenuto lo stato di insolvenza della Società, lo scorso 26 giugno ha presentato un ricorso per la liquidazione giudiziale (ex fallimento) ai sensi dell’art. 38 del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.

In tutta questa vicenda i tifosi si chiedono che ruolo avrebbe avuto nella vicenda la società sportiva Calcio Napoli? Quali rischi e quali conseguenze potrebbe subire la società partenopea? Per dare una risposta seria e compiuta andrebbero letti gli atti, purtuttavia si può immaginare che la Procura abbia ipotizzato una condotta concorsuale della società partenopea, considerati i legami familiari e sociali tra le due squadre.

Al netto del procedimento penale che vede coinvolte le figure apicali delle due compagini sociali, oggi risulta davvero arduo immaginare conseguenze sul piano sportivo per le due società, anche perché in questa fase la SSC Bari deve innanzitutto concentrare le proprie energie per fronteggiare la richiesta di liquidazione giudiziale avanzata dalla Procura della Repubblica. La imminente decisione del Tribunale in ordine alla richiesta di liquidazione giudiziale appare dirimente rispetto al prosieguo delle indagini e delle successive fasi, in quanto un eventuale rigetto della domanda significherebbe indebolire il castello accusatorio e segnare un punto a favore della famiglia De Laurentis.

Sul piano sportivo, poi, la Procura Federale chiederà la trasmissione del fascicolo per valutare l’apertura di un procedimento parallelo che in linea teorica potrebbe concludersi con provvedimenti inibitori a carico dei dirigenti coinvolti e con una penalizzazione di uno o più punti in classifica per le società, da scontare, in tutto o in parte, nella stagione seguente ovvero con un’archiviazione.

A mio sommesso parere, ribadendo che le uniche informazioni sono state assunte dalla lettura dei vari articoli pubblicati in rete, l’intera vicenda sembra assumere i contorni della cosiddetta “tempesta in un bicchiere di acqua” e, probabilmente, trae origine dalla incapacità della famiglia De Laurentis di creare un rapporto simbiotico con la piazza barese che da sempre ha rimproverato alla proprietà di utilizzare la SSC Bari unicamente per ragioni extracalcistiche.

Alla luce della ennesima indagine pare evidente che anche questa vicenda è frutto della compiacenza del “sistema calcio”, per aver consentito la formula delle multiproprietà delle società di calcio che, evidentemente, risponde ad esigenze generalmente estranee al mondo del calcio giocato, determinando per la società “controllante” posizioni dominanti in violazione delle regole sulla concorrenza e favorendo, nei trasferimenti dei calciatori infragruppo, valutazioni convenzionali, così da poter configurare plusvalenze o minusvalenze fittizie.

Con un intervento normativo federale finalmente questo sistema terminerà con la stagione 2028/2029, allorquando entrerà in vigore il divieto assoluto di multiproprietà nel calcio professionistico.

 

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