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Pompei Scavi: dai tamponi antigenici ai tamponi dei restauratori

by Federico L. I. Federico

La giornata del sei di Agosto del 2021 sarà ricordata negli annali della cronaca come una giornata assolutamente particolare. Intanto – come in tutti i siti culturali e per gli effetti di un apposito decreto – il Governo ha stabilito le norme disciplinanti l’obbligo del Green Pass come speciale misura anti Covid e le speciali, o particolari, esenzioni, anche per i BBCC.

Grazie al grido d’allarme di Giuseppe Scanu, presidente della Federazione Italiana Associazioni Imprese Viaggi e Turismo, in sigla FIAVET, per gli Scavi Pompei è intervenuto all’ultimo momento un accordo tempestivo tra Regione Campania e Parco Archeologico per garantire accoglienza turistica ai visitatori non vaccinati o comunque non in possesso di Green Pass. Per essi era stato quindi allestito un gazebo ove si potevano effettuare tamponi antigenici rapidi e gratis.

Purtroppo, però, la pressione dei Turisti muniti di Green Pass – aumentata per i necessari controlli del documento – si è sommata a quella dei Turisti no vax, o comunque non green-pass-muniti. Per conseguenza, ne è venuta fuori per i turisti in fila qualche ora di passione sotto il solleone del sei di agosto. Una robetta da augurare soltanto al proprio peggior nemico.

Per amore di verità dobbiamo dire però che la stessa problematica della eccessiva attesa si è verificata anche a Roma per il Colosseo. Ma la situazione a Pompei è stata resa più difficile anche dalla collocazione del Gazebo troppo vicino al granchiforme doppio tubo d’acciaio vetrato che accoglie i turisti all’ingresso “Anfiteatro”. Esso verso la città nuova presenta spazi angusti, anche perché recintati con un’alta recinzione metallica, puntigliosamente lungo tutto il perimetro del demanio statale, senza alcun dialogo con lo spazio pubblico comunale. Un nodo da sciogliere.

Questo ingresso è detto Porta Anfiteatro, invero impropriamente, perché non è una porta, ma piuttosto è uno scavalco con ponte a volo di uccello e a pelo della murazione difensiva antica nei pressi dell’Anfiteatro, utile per entrare nell’area della Città antica.

La mia annotazione non vuole essere dotta ma solo di auspicio alla soluzione definitiva per l’accesso agli Scavi pompeiani per chi proviene dal Centro Urbano della Città nuova. Questo accesso è sorto tra la prima e la seconda metà del Novecento quando Amedeo Maiuri sbancò i cumuli borbonici – vere e proprie collinette di terra di risulta di scavi centenari detti in dialetto ’e muntùni – lungo la centrale via Roma e consegnò alla Città nuova tutto il fronte meridionale della Città antica, da Porta Marina inferiore praticamente fino al Grand Hotel Rosario, oggi il modernissimo Habita79 Hotel&Spa, in pieno centro Città di Pompei. In previsione, a breve, questa passeggiata sarà una grande isola pedonale, come è stato già più volte annunciato in ogni sede, da quella locale per il PUC, a quella regionale e fino a quelle ministeriali.

Va detto però che – in tempi di Buffer Zone e di “ridisegno urbanistico” degli accessi alla Città antica sul Fronte meridionale dalla via Plinio – si poteva e si doveva pensare a risolvere l’annoso problema pompeiano, ormai quasi secolare. Ma non si è fatto, colpevolmente. Anzi il problema lo si è aggravato, costruendo scriteriatamente il grosso edificio per gli Uffici della Soprintendenza, appena fuori Porta di stabia, quindi lungo il fronte meridionale degli scavi, violando oltretutto le norme del Piano Paesistico vigenti per la zona.

Al nuovo Direttore Zuchtriegel è toccata anche questa eredità, dalla coda velenosa. Peraltro, a lui è toccato – stavolta solo in coeredità con il Megadirettore Osanna, presente alla Conferenza Stampa sull’apertura al Pubblico a far data dal prossimo dodici di agosto – anche l’ormai famoso Termopolio del Vicolo delle Nozze d’Argento.

Quast’area della Pompei antica, molto periferica rispetto ai normali circuiti turistici, risulta impreziosita anche dalle vicine Casa di Orione e Casa del giardino, nonché interessata da infrastrutture idrauliche molto significative, ma non valorizzate adeguatamente. Al momento, però, nella zona sono ancora all’opera i restauratori con i propri Tamponi di finitura, che ovviamente nulla hanno a che fare con i Tamponi antigenici, in uso nel gazebo presso l’ingresso Anfiteatro.

Il Termopolio presentato alla stampa è proprio quello ribattezzato sbrigativamente il “fast food” dell’antichità pompeiana. Esso è venuto alla ribalta in due occasioni e in fasi successive. Infatti, come recita la nota informativa del Parco Archeologico data alla Stampa: “L’impianto commerciale era emerso in due momenti diversi. Era stato indagato solo in parte nel 2019, durante gli interventi del Grande Progetto Pompei per la messa in sicurezza e consolidamento dei fronti di scavo storici.” In pratica, nel 2019 erano venute fuori splendide figurazioni in affresco lunghe le pareti del “bancone in muratura” verso la strada. Nessuno però pensava che – scavando tutt’intorno ad esso e non solo davanti – sarebbero emerse, un paio d’anni dopo, nuove e altrettanto belle figurazioni, tali da far parlare qualche esperto di un “ciclo” di affreschi, breve ma eccezionale. Una chicca straordinaria, che testimonia il grande fascino, ma anche l’imprevedibilità dello scavo archeologico, non finalizzato da ricerche preparatorie.

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