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XIII Trans-Regional Seapower Symposium, la mia prospettiva

L’Autore è stato Capo di Stato Maggiore della Marina e Capo di Stato Maggiore della Difesa.

 

L’ idea di una conferenza biennale tra le Marine regionali del Mediterraneo per un confronto sulle tematiche del nostro, comune, mare nacque circa 27 anni fa per merito dell’Amm. Angelo Mariani, allora CSMM.

Ci mettemmo al lavoro con grande entusiasmo, ma anche con la dovuta cautela, affinché l’iniziativa non si ponesse in antitesi, ma ad integrazione del già collaudato “Seapower Maritime Symposium” a livello globale, organizzato a Newport dalla US NAVY ad anni alterni.

Dal 5 al 8 novembre 1996 si tenne a Venezia, nella pur angusta sede dell’Istituto di Studi Strategici Marittimi, il primo “Regional Seapower Symposium per il Mediterraneo e il Mar Nero”, cui vennero invitate le Marine Militari di quell’area, le principali potenze marittime operanti nelle Regione (US e Royal Navy) e gli organismi civili del cluster marittimo (marina mercantile, pesca, energia, industria militare e civile, oltre alle numerose organizzazioni internazionali, come ad esempio l’IMO).

La scelta fu vincente e fu subito un successo, anche grazie alla magica cornice della città ospite, fascinosa, storica e indiscussa culla della marittimità mondiale, le cui amministrazioni hanno sempre supportato con grande entusiasmo il simposio.

Dopo questa prima esperienza, l’iniziativa ebbe una crescita esponenziale, tanto da mutare, dopo poche edizioni, la sua denominazione in “Trans-Regional Seapower Symposium”, T-RSS.

Oggi, dopo una necessaria interruzione dovuta al COVID-19, siamo giunti alla tredicesima edizione, che ha visto partecipare più di 60 delegazioni delle Marine Militari mondiali (44 rappresentate dai loro stessi Capi di Stato Maggiore) e di oltre 100 “stakeholder” nazionali ed internazionali (NATO ed EU compresi), quasi tutti rappresentati dai loro massimi livelli dirigenziali.

Un’importante conquista del Simposio è stata ottenuta durante la sua quinta edizione (2004), quando la MMI ha lanciato l’iniziativa del V-RMTC (Virtual – Regional Maritime Traffic Center) che ha federato pochi anni dopo (2010) le reti regionali delle comunità marittime non appartenenti all’area mediterranea nel T-RMN (Trans-Regional Maritime Network). In sostanza l’adesione al network comporta la volontaria e libera partecipazione delle Nazioni a scambiare e condividere informazioni sul traffico mercantile (e se necessario e utile anche militare), ottenute sia attraverso il sistema AIS, che le attività di sorveglianza delle rispettive Marine Militari, utilizzando come HUB di risposta gli stessi comandi operativi militari marittimi.

Un successo senza precedenti che nel 2021 ha concretizzato oltre 22 milioni di contatti scambiati nel corso dell’anno da una comunità di 35 stati membri, dal continente europeo a quello asiatico, africano, americano, da Singapore al Canada al Brasile e all’Australia, cui si è aggiunta oggi la Marina Liberiana.

Queste reti, tecnicamente governate e costantemente aggiornate sul piano tecnologico dal nostro Centro di Comando della Squadra Navale sito a S. Rosa (Roma), consentono a tutti gli utenti di disporre di un quadro aggiornato dei traffici mercantili mondiali ovvero del 95% dei beni commerciali ed energetici mondiali che, come noto, sono trasportati via mare o sotto il mare come nel caso del North Stream. Per di più questo “sistema di sistemi”, attraverso le relative chat dedicate alla gestione tecnico-operativa, può grandemente agevolare le consultazioni tra le Marine Militari nel caso di crisi o incidenti.

Tutto questo non è un fatto irrilevante, soprattutto di questi tempi, e spero vivamente che lo stesso concetto possa finalmente attuarsi anche a livello nazionale, perché, paradossalmente, nonostante i reiterati approcci della MMI, la gelosia delle varie amministrazioni/organismi nazionali coinvolti non ha ancora consentito di raggiungere un soddisfacente interscambio di informazioni e dati.

Un nuovo vigore a questa iniziativa, che considero nientemeno che essenziale per una più efficace salvaguardia dei nostri mari, potrebbe derivare dalla ventilata istituzione, nell’ambito del nuovo Governo, di un “Ministero per il Mare”, capace di rispondere alla evidente e pressante esigenza di affrontare in modo unitario ed olistico le numerose, delicatissime e complesse tematiche marittime che interconnettono aspetti militari, civili, tecnologici,  ambientali, energetici, giuridico/legislativi ecc.

Tanto per fare un esempio il CSMM, nella sua prolusione, ha evidenziato come l’economia marittima nazionale nel 2021 abbia prodotto il 9,1% del PIL.

“Le lacrime dei nostri sovrani hanno il gusto salato del mare che vollero ignorare” (Richelieu 1585 – 1642).

I tempi sono cambiati, forse anche in virtù di Putin, ma l’intervento di apertura del Ministro Lorenzo Guerini, così come quello conclusivo della Sottosegretaria per la Difesa Stefania Pucciarelli, sono stati di altissimo profilo e in piena assonanza con i concetti qui esposti, a mio avviso smentendo chiaramente ogni possibile apparentamento con la tipologia di sovrani cui si riferiva Richelieu.

La sicurezza dei mari, nell’accezione più ampia, è intesa come libertà di transito e di scambi commerciali, salvaguardia della vita umana, tutela del delicato equilibrio che governa il loro ambiente, corretto sfruttamento delle loro immense risorse e rispetto del diritto internazionale.

Oggi questa sicurezza è messa in discussione e minacciata da molti fattori e da molti attori, legali e no. La responsabilità della sua tutela travalica le singole Nazioni, non solo per gli aspetti militari, ma per una miriade di settori, produttivi, di ricerca e sviluppo e numerosissime agenzie transnazionali. Nessuno può operare da solo e unilateralmente, perché una cooperazione aperta è l’unica strada per vincere questa sfida.

I venti di guerra, che sembravano retaggi di un passato remoto, tornano a soffiare impetuosi e richiamano con urgenza le Marine Militari al loro primo “core business”, nonché a riprendere la loro centralità nel “cluster” marittimo, per quanto ci riguarda con una rinnovata importanza dell’area che qualcuno ha definito MEDIOCEANO, ovvero il cosiddetto “Mediterraneo Allargato”, anello di congiunzione degli approcci atlantici e indopacifici.

Si impone dunque un ritorno al non da tutti amato concetto di deterrenza, ovvero di credibilità combattiva che dissuada i potenziali avversari. Contestualmente va rafforzata nell’ambito delle alleanze una determinata e coordinata azione di presenza e sorveglianza nelle 4 dimensioni marittime (aerea, di superficie e soprattutto subacquea e cibernetica). Due aspetti questi ultimi in cui la MMI ha oggi un’eccellente efficacia.

Intervenendo nel corso delle tre giornate del convegno, ho inteso evidenziare come tali eccellenze siano state frutto di un lavoro congiunto con Francia e Germania, dunque quanto sia importante una cooperazione sempre più spinta trasparente tra le industrie per la difesa europee, che oggi sembra segnare il passo.

Le maggiori Marine europee possiedono un’indiscussa capacità “warfighting”, essendo dotate di capacità moderne e di equipaggi addestrati. Esse sono anche pienamente interoperabili, anzi intercambiabili, grazie alla comune appartenenza alla NATO. Ma va rafforzata senza indugio la loro RESILIENZA, pilastro altrettanto importante della deterrenza.

Il concetto di resilienza poggia su due fattori: LOGISTICA (non just-in-timeon-demand secondo le logiche commerciali oggi di moda, bensì “ora” e “qui” i materiali necessari e disponibili dove operiamo) e PERSONALE (il cui benessere è ovviamente legato alla logistica, ma che soprattutto soffre di una situazione di grave sottodimensionamento dell’organico comune a molte Marine del vecchio Continente). Trovo ad esempio paradossale che una Nazione marittima come la nostra, con una flotta tra le più importanti in Europa, abbia un organico di personale significativamente inferiore all’Aeronautica, senza nulla togliere alle giuste esigenze dell’Arma Azzurra.

Per tornare al Simposio, tutte molto interessanti ed attuali le tematiche discusse nelle tre giornate di lavori, ma ritengo che il maggior valore aggiunto del T-RSS sia dato dalla possibilità di incontri informali tra tutti i suoi partecipanti. Incontri che sono animati da un sano e schietto confronto di idee, spesso assonanti, nel solco della tradizione che accomuna tutti coloro che vestono in blu e che amano e rispettano il mare, a qualunque titolo e sotto qualsiasi Bandiera.

Personalmente ho avuto modo di scambiare opinioni con molti CSMM tra cui ALG, BRA, CHILE, FR, ISR, MEX, PERU, TUN, TUR, SP, JAP, USA, UK, inoltre con il Chairman del Comitato Militare EU e con Edward Luttwak, che conosco da tempo e che è tra i consiglieri strategici del Presidente Biden. Possiamo solo immaginare l’enorme numero di analoghi colloqui di impareggiabile attualità.

Il messaggio forte che esce da questo importante consesso è molto chiaro e niente affatto scontato, anche perché riecheggia nelle parole di Guerini, Pucciarelli e Luttwak e in generale di tutti gli oratori che si sono susseguiti, civili e militari: “da soli non si vince” la nostra volontà di cooperazione, di integrazione e condivisione degli sforzi, il valore aggiunto della diversità e della complementarietà, la tecnologia sempre all’avanguardia, ma soprattutto una nuova e determinata volontà di tutelare e rispettare il nostro “Global Common” è la chiave di volta. Un monito per Putin, un viatico per le nostre democrazie.

Credo di non sbagliare se affermo che quanto a organizzazione, livello di partecipazione, profondità delle tematiche e ampiezza internazionale, il T-RSS non abbia eguali rispetto a qualunque altro evento organizzato da una Amministrazione nazionale. L’Italia può essere orgogliosa della performance organizzativa e dell’esempio di stile e professionalità mostrato dalla Marina Militare. L’eredità delle grandi tradizioni marinare della Serenissima è in buone mani.

Come ho risposto Al Capo di Stato Maggiore Amm. Enrico Credendino e al Comandante in Capo della Squadra Navale Amm. Aurelio De Carolis che mi chiedevano un giudizio: PROUD TO BE PART OF IT.”

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