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La narrativa russa della guerra 4: la guerra per procura

by Luigi Gravagnuolo

Cartina dal numero di metà giugno di “Scenari”.

Precedenti: https://www.genteeterritorio.it/la-narrativa-russa-della-guerra-1-lucraina-non-e-una-nazione/https://www.genteeterritorio.it/la-narrativa-russa-della-guerra-2-i-confini-non-sono-legittimi/https://www.genteeterritorio.it/la-narrativa-russa-della-guerra-3-gli-accordi-di-minsk/

 

Il quarto argomento addotto dai Russi e dai loro supporter occidentali non è tanto a motivazione dell’operazione speciale, quanto rivolto ai pacifisti occidentali ed orientato a che le potenze occidentali facciano pressioni sugli Ucraini affinché si arrendano senza condizioni. Possiamo sintetizzarlo in due punti:

  1. la guerra per procura;
  2. gli Ucraini sono responsabili del loro stesso sterminio perché non si arrendono; tutti gli Stati che inviano armi e aiuti all’Ucraina sono corresponsabili del suicidio degli Ucraini.

Primo punto, la guerra per procura. Tutto il ragionamento si basa su una supposta volontà di sopraffazione che gli USA ed i loro alleati avrebbero nei confronti della Federazione russa, invisa all’Occidente perché è un ostacolo all’obiettivo americano di diventare i padroni del mondo globalizzato. A prova di questa tesi viene reiteratamente menzionata  l’espansione della NATO nell’Est Europa, ex area di influenza russa, fino ai confini della sacra madre patria russa.

Sì, la NATO, da fine secolo scorso ad oggi, ha incluso nel suo seno progressivamente un numero crescente di Paesi ex Patto di Varsavia, ed in ultimo anche Paesi storicamente neutrali, quali, proprio nei giorni scorsi, Svezia e Finlandia. Se si prende una mappa dell’emisfero nord del pianeta con l’evidenziazione dei Paesi aderenti alla NATO, si ha la percezione visiva esatta dell’accerchiamento: dalla Siberia all’Europa, la Russia è stretta in una tenaglia dai Paesi NATO.

La Federazione russa si sente perciò minacciata e ritiene che l’Ucraina, finita sotto l’egida degli USA col ‘colpo di stato’ dell’Eruromaidan, stia combattendo oggi una guerra fratricida su committenza degli USA.

Tale assunto, analizzato dalla parte occidentale e sulla base dei fatti obiettivi, appare frutto di una paranoia geopolitica piuttosto che della realtà, o se si vuole un pretesto volto a motivare i propri soldati al fronte ed il popolo russo all’interno a sostegno dell’invasione. Così come è utile per giustificare agli occhi del mondo quella che viceversa, con tutta evidenza, è un’aggressione unilaterale.

È qui il caso di ricordare che la NATO è un’alleanza difensiva. Nel preambolo del Trattato gli Stati aderenti si dichiara che i suoi membri: “ riaffermano la loro fede negli scopi e nei principi dello Statuto delle Nazioni Unite e il loro desiderio di vivere in pace con tutti i popoli e con tutti i governi. Si dicono determinati a salvaguardare la libertà dei loro popoli, il loro comune retaggio e la loro civiltà, fondati sui principi della democrazia, sulle libertà individuali e sulla preminenza del diritto.  Gli artt. 3 e 5 impegnano poi le parti “a mantenere e rafforzare la propria capacità di resistenza di fronte ad un attacco armato” e ad “assistere uno Stato membro che sia oggetto di un attacco armato”.

Per reciproca obbligazione tra gli Stati membri, dunque, la NATO non ha obiettivi offensivi. Piuttosto, gli Stati che dal ‘96 ad oggi hanno chiesto ed ottenuto l’adesione all’Alleanza lo hanno fatto per poter meglio difendersi in caso di aggressione, non per attaccare altri. E chi inquietava questi Paesi facendo loro temere un’aggressione se non i Russi? Sono state dunque le politiche espansioniste della Russia a indurre i Paesi ex Patto di Varsavia a chiedere l’adesione alla NATO, non quest’ultima ad annetterli al fine di attaccare la Russia.

Si dirà che il Trattato dell’Alleanza è carta straccia e che in realtà essa sia uno strumento del dominio USA sull’Europa. Anche in ciò c’è una porzione di verità. La NATO fu istituita nel ‘49 e ne fecero parte Paesi usciti vincitori dalla guerra e alcuni dei Paesi vinti. Ovvio che quest’ultimi stessero sotto tutela dei primi. In pratica i vincitori, mentre esigevano che i Paesi vinti non si riarmassero o lo facessero solo per il minimo sindacale, si obbligavano contestualmente a difenderli se essi fossero stati aggrediti da terzi. E quando si sta sotto tutela, se non si è dominati, di certo non si è sovrani al cento per cento. Nell’appartenenza alla NATO ci sono dunque vantaggi e svantaggi per i Paesi membri, ma non c’è la prospettiva di essere coinvolti in guerre di aggressione.

Difatti, dalla sua fondazione ad oggi, la NATO non ha mai attaccato uno Stato ‘nemico’. L’unica missione non giustificata direttamente da ragioni difensive è stato l’intervento del ‘99 nel Kossovo,  volto a scongiurare un genocidio; ma l’intervento avvenne sotto la legittimazione dell’ONU.  Le azioni militari che hanno visto protagonisti Paesi membri della NATO in Irak, Afghanistan, Libia, Siria ed in altre parti del mondo,  invece, non sono state svolte sotto la copertura dell’Alleanza, ma per deliberazione dei singoli Stati membri, sia pure nel quadro del contesto geopolitico che li vede collocati dalla parte dell’Occidente. E neanche tutti, si pensi alla Turchia di Erdogan di cui tutto può dirsi tranne che sia  parte integrante dell’Occidente.

L’insistenza sulla NATO committente della guerra agli Ucraini è in realtà un espediente propagandistico verso i Paesi europei, nei quali  da sempre serpeggiano sentimenti anti NATO, specie nel campo politico delle sinistre. Di qui i frequenti appelli di Putin e di Lavrov agli Europei a liberarsi dal ‘giogo’ americano.

La tesi della guerra per procura è poi contraddetta platealmente dai fatti. E’ noto a tutti – e mai smentito né dagli USA, né dalla NATO, né da Zelens’kyi – che alla vigilia del 24 febbraio i servizi atlantici abbiano suggerito al presidente ucraino di mettersi n salvo in Polonia e di costituire ivi un governo in esilio, dando per scontato che la Russia avrebbe occupato l’Ucraina. Gli USA e la NATO non avevano alcuna voglia di invischiarsi in una guerra, figuriamoci di provocarla. E’ stata l’irriducibile determinazione del governo ucraino e del suo popolo a imporre agli USA e all’Occidente di scendere in campo in loro aiuto, cosa che è avvenuta peraltro in misura appena sufficiente a rallentare e a contenere l’avanzata russa, non certo a contrattaccare fino a colpire il suolo russo. Ed è evidente che tutto l’Occidente auspichi una pace o quanto meno una tregua, finanche attraverso la concessione della Crimea e del Donbass alla Russia, mentre è proprio l’Ucraina che non intende recedere di un millimetro. A ben vedere, dunque, la guerra non è per procura degli USA che si servono degli Ucraini come carne da macello. Sono piuttosto gli USA e la NATO ad inviare armi ed aiuti per procura degli Ucraini.

La tesi che poi gli Ucraini siano i veri responsabili degli eccidi in corso perché non si arrendono, è davvero allucinante. E’ il classico atteggiamento dei bulli in branco che aggrediscono un debole e lo massacrano di botte perché ha reagito alle loro prepotenze, mentre i loro amici si divertono a guardare ed a registrare il picchiaggio con i cellulari, e poi gli dicono che, se non ne vuole abbuscare altre, non ha che assoggettarsi a loro. Detto per inciso, non trovo sorprendente che in Occidente i guardoni compiacenti del bullismo russo siano soprattutto esponenti della sinistra, quegli stessi che nel Novecento raccontavano che l’Unione Sovietica stalinista era l’Eldorado della felicità, mentre da noi c’erano solo biechi capitalisti, miseria ed ingiustizia.

C’è anche chi, tra noi Europei, si batte perché l’Occidente non dia più armi all’Ucraina ‘così la guerra finisce presto’. Ma secondo voi quel popolo sta combattendo una guerra così devastante e sta perdendo decine di migliaia di vite, oltre a vedere distrutte le proprie case e le proprie terre, perché vuole fare un favore ai mercanti d’armi occidentali? Non passa per la testa ai pacifisti pro-resa che questi ragazzi vanno al fronte a morire perché non vogliono assolutamente finire di nuovo schiavi dei russi? E perché difendono il loro diritto sovrano a scegliere di collocarsi nell’ambito delle democrazie europee invece che nel novero delle democrature suddite di Putin?

C’è poi qualche mesto pensatore ‘umanitario’ che con animo afflitto dice che è evidente che la Russia vincerà ed allora che gli Ucraini si salvino arrendendosi. Si, la Russia ha forze decisamente soverchianti rispetto all’Ucraina e, senza l’aiuto dell’Occidente, avrebbe già chiuso la pratica in poche settimane. Si pensi solo alla dotazione di soldati, i Russi ne stanno impiegando circa duecentocinquantamila sul campo e ne hanno altrettanti dislocati in altre aree di crisi, che in caso di necessità potrebbero trasferire in Ucraina, oltre trecentomila riservisti. Finora hanno impiegato solo una parte di questa enorme dotazione di uomini. In più hanno una non indifferente dotazione di armi, anche nucleari; che non sono solo le bombe tipo Hiroshima, ma anche quelle tattiche che, ad esempio, in un raggio circoscritto possono sterminare tutte le persone ivi viventi lasciando intatte le case e le strutture. Tentazione grande per chi, consapevole delle scarse risorse finanziarie in suo possesso, sa che dopo la conquista dovrà pure ricostruire quelle città a proprie spese. Tentazione tenuta a freno perché sarebbe davvero la guerra mondiale. Gli Ucraini invece non dispongono di ami del genere e, quanto a militi, ne hanno sul campo 300.000, peraltro quasi tutti già impiegati sul fronte. Non hanno quindi ricambi. Ora stanno istruendo nuove reclute, ma l’addestramento di un combattente non è roba da quattro o sei settimane, occorre tempo. Non hanno quindi alcuna chance di rovesciare le sorti del conflitto, quand’anche la NATO fornisse loro altri cento lanciarazzi Himars (finora gliene ha fatti arrivare otto). Possono solo resistere, contenere l’avanzata dei Russi e costringerli ad una lunga e defatigante guerra di attrito, non costringerli alla ritirata nei propri confini.

Possono tuttavia sperare – e noi con loro – che alla lunga le sanzioni economiche dell’Occidente funzionino e che i Russi accettino di sedersi attorno ad un avolo negoziale in condizioni di pari dignità. Resistendo a lungo, con l’aiuto dell’Occidente, potrebbero salvare la propria indipendenza e il diritto di vivere in una democrazia liberale, magari non su tutto il territorio che oggi rivendicano. E hai detto niente! Altroché se è giusto continuare a sostenerli in questa eroica resistenza. E’ doveroso!

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